CORRRERE SUL TAPIS ROULANT

Con l’arrivo della primavera è molto bello vedere tante persone che approfittano delle belle giornate per fare delle belle passeggiate o, meglio ancora, correre sul lungomare assolato.

Ormai, in questa bella stagione che sta per partire, l’attività fisica su un tapis roulant è soltanto un pallido ricordo delle fredde e buie giornate invernali.

Ma vi sono podisti che amano correre sul tappeto, in ogni periodo dell’anno.

Di recente ho avuto il piacere di conoscere il campione barese Vito Intini, che nello scorso inverno ha battuto dapprima il record mondiale delle 12 ore sul tapis roulant con una distanza di poco più di  152 km a Reggio Emilia e, non pago, l’atleta pugliese tre mesi dopo, nel marzo 2019 nella sua terra, e precisamente a Putignano, ha battuto il record delle 24 ore sull’attrezzo con la ragguardevole distanza di oltre 265 Km.

Come in ogni disciplina ci sono i pro ed i contro e, con tutto il rispetto per il campione pugliese, passare un’oretta sul tappeto mi pare già abbastanza per uno a cui piace respirare aria buona e che pratica questo sport anche per ammirare paesaggi e panorami.

Ma guardiamo anche i vantaggi:

  1. Correre sul tapis permettere di non essere sottoposti a pioggia, vento, neve, oltre al buio. Se posto in ambiente climatizzato rende possibile l’allenamento anche nei periodi più caldi ed afosi. Questo permette di effettuare sedute di allenamento in qualsiasi giorno dell’anno, a qualsiasi ora, in tutta sicurezza: un’ottima opzione per chi utilizza il tapis roulant per dimagrire o per chi segue tabelle di allenamento in funzione di uno specifico evento;
  2. I tapis roulant sono generalmente molto ammortizzati, riducendo la severità dell’impatto sulle articolazioni rispetto all’asfalto o al cemento;
  3. Una volta trovato il giusto equilibrio, correre sul tapis roulant può risultare più facile grazie alla estrema regolarità dell’appoggio (privo di dossi, pietre, buche etc.) e alla velocità costante;
  4.  Correndo sul tapis roulant è possibile guardare la TV o ascoltare musica, che per un principiante con scarso allenamento mentale può essere una buona fonte di distrazione dalla fatica;

Mentre i contro sono decisamente più significativi:

  1. Correre sul tapis roulant rende la corsa “noiosa”: bisogna ammettere che la corsa all’esterno permette di variare molto di più l’ambiente di allenamento ed il paesaggio contribuendo ad alleviare la fatica;
  2. Per la maggior parte delle persone correre sul tapis è più faticoso. Questo perché il movimento del tappeto porta indietro il piede proprio nel momento in cui l’avampiede dovrebbe spingere in avanti il corpo dell’atleta. Ne consegue un movimento che per molti utilizzatori risulta innaturale e difficoltoso, rendendo molto arduo mantenere velocità elevate;
  3. Correre su un tapis comporta il doversi allenare al chiuso, di solito in una palestra, dove il clima è, per la maggior parte dell’anno, più caldo rispetto all’esterno. Questo comporta maggiori problemi di dissipazione del calore e quindi determina una minor resistenza agli sforzi prolungati e/o intensi;
  4. Poiché manca la spinta in avanti, si lavora di più di quadricipiti e, per evitare il contatto con il nastro, si tende a sollevare maggiormente il piede con conseguente maggior lavoro del tibiale anteriore. Molti soggetti riscontrano un maggiore senso di affaticamento. In definitiva, a mio avviso, il tapis roulant e’ utile solo se non si sta ricercando la massimizzazione del proprio allenamento e della propria prestazione. Basti pensare che pochissimi atleti professionisti preparano le proprie gare sul tapis. Al contrario, può risultare piuttosto utile come strumento per il cardiofitness ai fini del dispendio calorico, quando si intende la corsa come mezzo per il dimagrimento.

 

 

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DON PINO FAZIO: DALL’ALTARE ALL’ULTRAMARATONA

Nel mondo del podismo si fanno tanti incontri ma quello con Don Pino Fazio è stato da subito molto particolare: eravamo alla Ultra Maratona delle Fiabe a Rapone (PZ) e mentre presentavo i top runner della manifestazione mi si avvicina un atleta con un foglietto in mano dicendomi se potevamo recitare, prima della partenza, la Preghiera del maratoneta.

Ho avuto modo di incontrare nuovamente Don Pino, guarda caso in un’altra ultra maratona, e non mi sono fatto scappare l’occasione di fare quattro chiacchiere con una persona veramente molto interessante.

1)Credo che non sia facile per te conciliare la vocazione religiosa e l’impegno sportivo, anche perché oggettivamente sarebbe più semplice dedicarsi ad uno sport di squadra o ad a un’attività sportiva un tantino meno impegnativa. Ma la scelta è ricaduta sulla ultramaratona. C’entra qualcosa il fatto che nel tuo paese Curinga si svolga da alcuni anni una sei ore?

Si. Ho iniziato a fare sport maturando in me stesso la convinzione della satira di Giovenale “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano” (tradotto in italiano “Bisogna pregare affinchè ci sia una mente sana in un corpo sano”). L’uomo dovrebbe aspirare alla sanità dell’anima e la salute del corpo. Quindi il corpo e l’anima possono crescere e svilupparsi soltanto insieme (ad esempio facendo sport dovrebbe aumentare il coraggio della persona nell’affrontare le avversità della vita). C’è un’unità psicofisica in ciascun uomo. In me la sedentarietà e l’obesità stavano prendendo il sopravvento impedendomi di dare il meglio di me stesso, anche dal punto di vista pastorale. Nel 2015 pesavo 128 Kg, avevo quindi raggiunto il limite e dovevo fare inversione di marcia, soprattutto per stare meglio ed evitare anche eventuali malanni futuri. Così ho iniziato a fare sport comprando un tapis-roulant e correndo su di esso per 45 minuti ogni sera. Poi dopo 5-6 mesi ho iniziato a uscire facendo 8-10 Km. Mi sentivo molto meglio. Col passare del tempo e con un po’ di impegno ho perso in due anni 40 Kg, aumentando i Km percorsi fino a 28. Poi la sei ore di Curinga mi ha dato gli stimoli per affrontare le ultramaratone e così è iniziata la mia avventura da ultramaratoneta.

2) Come fai a trovare il tempo per poterti allenare in modo costante? Non hai paura che i tuoi parrocchiani possano criticarti per il tempo che “perdi” nel dedicarti allo sport?

Mi alleno 2 volte alla settimana in orari che non mi impediscono di svolgere al meglio le mie attività parrocchiali. Per questo esco alle 12.00 per gli allenamenti e termino alle 14.30. Quindi unisco lo sport a due digiuni settimanali e anche alla preghiera.

3)  Preghiera ed attività sportiva sono due attività molto intime dell’animo umano: sono conciliabili?

Si sono molto conciliabili per diversi motivi: correre aiuta a contemplare la natura e ad apprezzarla come dono di Dio; inoltre è manifestazione di gioia e di lode a Dio per il dono della vita; poi ci aiuta a sentirci parte di un mondo meraviglioso in cui bisogna rispettare tutti e amare il prossimo. Io spesso, mentre corro, ascolto alcuni canti di Chiesa ritmati e trasformo lo sport in preghiera. Poi quando si fa sport da ultramaratoneta ci sono anche dei momenti difficili da superare in cui si chiede l’aiuto al Signore. Finora non ho incontrato ultramaratoneti atei. Poi bisogna anche capire che l’attività del corpo aiuta l’anima ad essere più attiva. Quindi lo sport aiuta la preghiera, favorisce la meditazione, aiuta l’anima ad elevarsi con più facilità verso Dio.

4) Riesci a coinvolgere nell’attività sportiva dei colleghi o dei tuoi parrocchiani?

Con alcuni sacerdoti ci ritroviamo una volta al mese per fare una partita di calcio: questo è già tanto. I miei parrocchiani penso che trovino in me anche un motivo per vincere la sedentarietà anche perché mi hanno conosciuto obeso. Fare sport fa bene a tutti.

5) Il Tuo ricordo più bello durante una gara podistica qual’è stato?

I ricordi sono tanti ma molte di più le emozioni. I momenti più belli nelle gare sono la partenza e l’arrivo (come anche nella vita i momenti fondanti sono la nascita e la morte…). Però posso dire che durante la corsa vivo momenti molto belli soprattutto quando ringrazio il Signore.

6) Ti imbarazza parlare pubblicamente di questa Tua attività ?

No. Quando qualcosa è bello e fa bene non bisogna nasconderlo.

7) Prossime gare?

Io penso di fare 5-6 gare all’anno. Il 23 marzo vado a Putignano (BA) per la sei ore di S. Giuseppe. E’ il santo di cui porto il nome. Quando mi assento per qualche gara è ovvio che la mia parrocchia non rimane senza sacerdote perché provvedo in tempo a trovare i sacerdoti disponibili che svolgeranno tutto ciò che è necessario.

8) Come è nata l’idea di comporre e recitare “La preghiera del maratoneta”?

E’ un modo per affidare a Dio la gara podistica che sta per iniziare e che avrà momenti belli ma anche altri di fatica. Nella preghiera la maratona è paragonata alla vita. Quindi è uno stimolo a vivere la vita chiedendo sempre l’aiuto di Dio perché tutto si svolga per il meglio. Andrebbe pregata in tutte le gare.

 

9) Come si comporta quando sente nel gruppo qualcuno che dice parolacce o frasi sconvenienti?

Bisogna aiutare le persone a riflettere con calma imparando a dominarsi, soprattutto nelle parole, quando si è esasperati per qualche motivo o qualche sofferenza soprattutto psicologica. Lo sport aiuta a scaricare tensioni accumulate e quindi a calmarsi. Dopo mezz’ora di attività fisica il cervello sviluppa una sostanza, l’endorfina, che dà un senso di benessere fisico e psicologico. Consiglio di fare molto sport a tutti coloro che portano un po’ di rabbia nel cuore ma anche a coloro che si sentono un po’ depressi, abbattuti, soli. Alcune volte fare sport vale molto di più dell’uso dei psicofarmaci.

Don Pino Fazio da Curinga testimonia il fatto che non bisogna fare dei tempi super per essere dei grandi podisti ma si è grandi nella corsa anche con la forza interiore!

 

 

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LE 100 MARATONE/ULTRA DI MARIELLA DI LEO

 

Domenica scorsa a Lucera in occasione della prima edizione della “6 ORE DI LUCERA CITTA’ D’ARTE”, magistralmente organizzata dal locale team podistico guidato dal mitico Domenico Martino, c’è stata la festa alla simpaticissima maratoneta pugliese Mariella Di Leo, che ha disputato la 100° maratona/ultra della sua carriera.

Erano in tanti ad urlare il suo nome su tutto il circuito cittadino di Lucera, a  partire dallo speaker della manifestazione Roberto Paoletti  ed a seguire moltissimi colleghi podisti che hanno condiviso, negli ultimi anni,  chilometri e chilometri con la bionda stakanovista podista pugliese, che nell’occasione sfoggiava un bel paio di occhiali da sole con il simbolo 100.

Durante la giornata c’è stata l’occasione per fare un po’ il punto della situazione della carriera della infaticabile Mariella, che si è resa disponibile a rispondere ad alcune domande.

Cosa significa disputare 100 maratone/ultra?

“Aver raggiunto questo traguardo per me é la conferma che nella vita  se vuoi puoi andare oltre, io non dico che possiamo fare tutto, ma almeno possiamo provare…io non pensavo mai di riuscire a fare una di maratona,oggi ne ho fatte in effetti parecchie!”

Ti ricordi la Tua prima maratona ?
“La prima maratona é come il primo amore,non si scorda mai: Maratona di Roma 2010..ho tagliato il traguardo piangendo come una bambina ma con la consapevolezza di aver scoperto di avere una forza da guerriera!”

Festeggiare questo evento a Lucera pare che non sia stato casuale vero?
“Ho scelto volutamente Lucera perché innanzitutto volevo vivere il mio traguardo nella mia terra,circondata dai miei amici , poi mi piace sostenere le nuove iniziative e vedere che era la 1^edizione non mi ha fatto esitare a scegliere Lucera e sono stata felice della mia scelta perché ho trovato  organizzazione, accoglienza, assistenza, percorso, premiazioni, pacco gara, medaglia, volontari, ristori….tutto degno di una gara con esperienza decennale,ci hanno messo il cuore…10 e lode a tutti!”

Si conosce il Tuo impegno nel sociale oltre che in quello sportivo; puoi dire qualcosa a riguardo?
“Quando corri ogni Domenica, in tutta Italia, vivi e vedi realtá sempre nuove. Io ho incontrato una volta un gruppo che accompagnava un ragazzo disabile, tornata a casa li ho cercati e ho chiesto di unirmi a loro, sono le maratone piú belle che ho vissuto: mettere le mani su quella carrozzella ti da la consapevolezza di diventare le loro gambe e questa cosa non si puó descrivere. Grazie a Fabrizio ,Alessandro,Tommaso e Michele che mi permettono questo!”

Cosa Ti senti di dire a tutte quelle ragazze che sostengono che non hanno tempo per poter dedicare all’attività sportiva in generale ed alla corsa in particolare?
“A chi mi dice: non ho il tempo! rispondo: non ti vuoi bene abbastanza!
Per correre non serve gran che: un pantaloncino, una maglia, un paio di scarpe e tanto amore per se stessi. Io quando ho cominciato avevo i bambini piccoli e non volendo togliere nulla al mio ruolo di mamma, moglie e figlia, andavo quando tutti dormivano, la mattina alle 5…quella corsa mi regalava un energia pazzesca e riuscivo a fare e a dare tutto al meglio..provare per credere!”

Racconta un aneddoto curioso avvenuto durante una gara.
“In gara ho vissuto esperienze uniche e indimenticabili. Alla Maratona di Torino durante la gara chi mi era vicino stava mollando, non voleva piú vedere la strada, era sfinito…gli ho fatto chiudere gli occhi, l’ho preso per mano e l’ho portato al traguardo contando ad alta voce i metri che ci mancavano a raggiungerlo…a pochi metri dal traguardo mi ha preso in braccio e abbiamo tagliato il traguardo cosi.. indimenticabile!”
Quale sarà il prossimo obiettivo?

“Prossimo obiettivo: ritorno a New York e vorrei aggiungere altri due tasselli per conquistare il traguardo della “Major”(Londra 2019 e Chicago 2019).”

Al traguardo Mariella era raggiante (abbracciata dai tanti colleghi del team Barletta Sportiva, sua seconda famiglia e dai podisti del Club Supermarathon)  come se non avesse corso i 43 km previsti tanto era la felicità per aver raggiunto un traguardo così importante proprio nella sua Puglia!

 

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LE 100 MARATONE DI ANGELO RAPINO

Sabato 8 dicembre a Villa Torre di Ortona, in occasione della 6 ore svoltasi all’interno del circuito internazionale di kart, vinta dall’emiliano Francesco Lupo e dalla lombarda Francesca Innocenti (con un ottimo terzo posto per Alessandra Liberati), i riflettori erano accesi tutti sul corridore di casa Angelo Rapino che disputava proprio sul circuito di casa la sua 100° maratona, testimoniato dal suo pettorale.

Angelo mi ha confidato, mentre giravamo sulla pista automobilistica, che è dal 1983 che ha la passione per il podismo e proprio in quell’anno ha corso sia la prima gara podistica che la sua prima maratona.

Di anni ne sono passati veramente molti ma la sua sana passione sportiva è sempre viva.

Non vi è podista abruzzese che non lo conosce. La sua simpatia è quasi contagiosa. Incontrarlo durante una gara significa essere immortalato (come è successo a me anni fa durante la Maratona del Piceno) dalla sua inseparabile macchina fotografica per poi essere protagonisti  sui social il giorno successivo.

Solitamente  si pensa che un podista in occasione di una gara è concentrato su se stesso per la sua prestazione e non viene distratto da alcunchè….questo principio non vale assolutamente per Angelo che è sempre in compagnia della sua macchina fotografica per immortalare partenza/arrivo e momenti salienti della gara che sta correndo, con buona pace per tutti gli atleti che stanno attorno a lui.

Ha vinto numerosi premi per la sua sportività e la sua simpatia, forse anche per quegli occhi cerulei ed un sorriso sempre stampati su un volto sereno.

Non conosco il suo personale in maratona o nella mezza, né i suoi particolari allenamenti (ma li farà le ripetute??) anche perché quello che più ha di  interessante è senza dubbio la sua simpatia.

Ad un certo punto della gara di sabato scorso è arrivato per celebrarlo anche lo Speaker (si ….con la S maiuscola) per antonomasia Roberto Paoletti che, lontano dal microfono, ha fatto quattro/cinque giri dell’autodromo facendo venire agli spettatori ed agli atleti presenti più di qualche interrogativo: si starà preparando per un imminente ritorno alle gare???

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LE 200 MARATONE DI DOMENICO MARTINO

Nel week end scorso a Pescara Domenico Martino ha coronato un sogno, ovvero quello di tagliare il prestigioso traguardo delle 200 maratone ed ultra.

Infatti partecipando alla Ultra Beach (sapientemente organizzata dal collega-amico Massimo Faleo) sulla spiaggia di Pescara il sabato pomeriggio ed alla Maratona di Pescara, sotto l’egida di Alberico Di Cecco la domenica successiva, il buon Domenico ha fatto cifra tonda.

Certo che ne è passato di tempo da quel giorno in cui i suoi amici lo volevano convincere a partecipare alla prima maratona, ma lui sprovveduto e timoroso disse di no….non se la sentiva! Così mentre i suoi amici partivano da Lucera per disputare la Maratona di Roma, lui restò in Puglia ad allenarsi per 42.195 metri nel circuito della Villa Comunale della cittadina pugliese, così da convincersi che anche lui era capace di correre una maratona.

E da quel giorno ad oggi è proprio il caso di dire che ne ha fatto di strada!

In queste 200 maratone ci sono circa una ventina di 100 km, qualche 24 ore, alcune 100 miglia, qualche 12 ore, molte 6 ore e tantissime maratone.

Domenico ha corso in ogni angolo d’Italia e d’Europa insieme ai suoi amici del Club dei Supermaratoneti che domenica pomeriggio a Pescara lo hanno acclamato. Infatti i vari Massimo, Antonio, Guerino, Lorenzo, Aldo e Michele (amici di tante avventure) insieme ad altri amici trovati sul posto, decantati dalla voce suadente dello speaker Roberto Paoletti, hanno festeggiato un raggiante Domenico (che per l’occasione ha sfoggiato un altro completino fosforescente disegnato apposta per lui dagli amici della Giò’ Sport) ed ha tagliato la sua torta delle 200 maratone e stappato e brindato con fiumi di champagne.

E’ difficile trovare un maratoneta del centro sud che non conosca Domenico Martino: un ragazzo dal sorriso contagioso, dalla voglia irresistibile di correre e sempre con la testa alla prossima gara.

Spesso è facile trovarlo sul lungomare di Vasto Marina, tra un turno e l’altro alla locale Casa Circondariale o nel circuito della Villa Comunale di Lucera, sua città di origine. Ma Domenico, con tutte queste maratone svolte, è cittadino del mondo, perchè dove c’è una maratona/ultra lui è sempre presente!

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ANGELO IADEMARCO CAMPIONE ITALIANO DELLE SEI ORE SU PISTA

Con quasi 69,5 km l’atleta della Podistica S. Salvo si è piazzato al 2° posto assoluto e primo nella propria categoria nella Sei Ore di Campobasso, svoltasi sabato scorso sulla pista di atletica “Nicola Palladino” nel capoluogo molisano e valida quale Campionato Italiano IUTA su pista.

Dopo la vittoria nella tre ore di Francavilla al Mare di una settimana prima l’atleta molisano, ma tesserato con la Podistica S. Salvo, sotto gli occhi di papà Nicola e mamma Adalgisa (anche loro partecipanti alla gara) ha confermato le doti di ultrarunneressendo stato battuto solo da un mostro sacro delle ultramaratone. Infatti, con 70,750 km. è stato Giuseppe Mangione (Barletta Sportiva) che con un grande recupero nella parte finale della gara, ha trionfato a “modo suo” in questo Campionato Italiano.

L’ultramaratoneta di Corato (così come lo ha definito nel proprio libro il dott. Matteo Simone, anch’egli presente nella gara) ha sfoderato la solita grinta da battagliero ed è riuscito a portare a casa il prestigioso tricolore.

All’interno della gara, magistralmente organizzata dalla Amatori Limosano e da Guido Ponzio, che nell’occasione ha festeggiato (in tutti i sensi visto che sul campo c’era sia la torta che lo champagne) le 300 gare tra maratone ed ultra, si è svolta anche la Maratona, dove c’è stato il duo abruzzese Mastrodicasa Marcello (Manoppello Sogeda) e Di Nallo Roberto (Runners Chieti) che ha comandato la gara fino alla fine; ottimo il quarto posto assoluto e primo di categoria di Fabio Zara (Podistica Vasto) recatosi in terra molisana per un buon allenamento prima della Maratona di New York e dopo aver esaurito le fatiche nell’organizzare la 5° edizione della “Corriamo per il luppolo” a Tavenna.

In campo femminile, sempre nella sei ore, la vittoria assoluta è andata alla lombarda Elena Di Vittorio, mentre le abruzzesi Paola D’Anteo (Runners Pescara) e Maria Loreta Bellobuono (Gruppo Sportivo Celano) sono diventare campionesse italiane nelle rispettive categorie.

Ultima annotazione la presenza nella gara del veterano del podismo molisano, quel Benito Grieco che è sempre presente nelle gare podistiche in Molise ormai da oltre cinquanta anni!

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