ESSERE MARATONETI AL TEMPO DEL CORONA VIRUS

In questo periodo molto particolare che stiamo vivendo il podista-maratoneta, ovvero colui che ha sempre interpretato la corsa non solo come svago quotidiano (come vogliono farci credere i nostri detrattori) ma come esercizio fisico costante basato sulla disciplina e soprattutto sulla resilienza (quella forza interiore che ci ha fatto sempre superare i limiti ed arrivare al traguardo ottenendo dei risultati impensabili a priori) ha il dovere di applicarli oggi, in queste giornate nelle quali siamo chiusi in casa con i nostri familiari per metterli a disposizione di chi sta vicino a noi e per le persone più deboli.

Pertanto, noi esercito di podisti, più che lamentarci di non poter andare a correre all’aperto, più che “fare i criceti” nei nostri giardini/garage/case, cioè correre in spazi ristretti, piuttosto che essere polemici con il politico di turno che avvalora o toglie qualche punto dell’ultimo Decreto, abbiamo questo obbligo morale di aiutare chi non ha la nostra stessa forza d’animo, quella forza che ci ha permesso più volte di raggiungere obiettivi apparentemente irraggiungibili e quella forza che ci ha fatto percorrere chilometri e chilometri senza mai mollare!

E come dice uno dei guru della corsa A. Rock” Cambiare abitudini è molto difficile; la vita scorre troppo in fretta. Vi ricordate quel mondo frenetico nel quale mentre eri impegnato in un’attività avevi in mente altri impegni ed altri luoghi? Pensavate di controllarlo quel mondo; in realtà era lui che controllava voi. Era una vita talmente veloce da non rendervene conto. Siete passati da una cosa via l’altra all’immobilità sbigottita. La vita governata dall’orologio fatta a pezzi da un nemico invisibile. Adesso bisogna allenare corpo e mente ad aspettare. Temprare lo spirito, allenarsi ad avere più pazienza. Anche la guarigione è una questione di tempo. Nulla dura per sempre… nemmeno il virus, che come il cattivo dei film western ci ha cambiato la vita. Adesso bisogna fare la cosa giusta: combatterlo, perché tutti corrono il rischio di essere uccisi. Se non stai a casa dove vai vai sono guai. Bisogna aspettare e aspetteremo; c’è un tempo per tutte le cose: ora è il tempo del cambiamento, della pazienza e della resistenza. La vita continua ed il cielo è dalla nostra parte. E’ tempo di lottare per vivere e di guardare in modo risoluto al futuro. Lo so che è dura…ma la vita è bella ed il mondo vuole vedere la speranza sul nostro viso. Voglio che ci sia un cecchino dalla vista acuta che uccida il virus”.

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MARATONE 2019: UN PO’ DI STATISTICHE

Dopo lo stop alle maratone per motivi ormai noti a tutti, consoliamoci con un breve riassunto delle statistiche dei risultati relativi alla scorsa stagione agonistica.

Nel consueto censimento annuale (2019) sui numeri ed abitudini dei maratoneti italiani  per il secondo anno consecutivo vi è stata una diminuzione dei maratoneti italiani; infatti nell’anno appena trascorso sono stati 36.725 i maratoneti italiani che hanno corso almeno una volta nell’anno di riferimento una maratona, mentre nel 2018 gli stessi erano 37.874.

La maratona più partecipata in Italia (nonostante gli inconvenienti organizzativi) è rimasta quella di Roma  (8.820 classificati) seguita da quella di Firenze (7.455) e sul gradino più basso dell’ipotetico podio sale la Maratona di Milano con 6.309 atleti all’arrivo di Corso Venezia; seguono nell’ordine Venezia, Reggio Emilia, Ravenna, Verona, Rimini, Pisa e Padova.

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Altro dato importante sulle abitudini dei maratoneti italiani è la voglia di gareggiare i 42.195 metri oltre confine: la maratona all’estero con la più alta presenza di italiani è come al solito la Maratona di New York, che precede quella di Valencia e la Maratona di Berlino.

Infine, in tutto il territorio nazionale, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, si sono disputate ben 90 maratone (di cui due in Abruzzo: quella di Pescara e quella di Villa Torre di Ortona), mentre i maratoneti italiani sono stati classificati in 115 maratone in tutto il mondo.

Il miglior maratoneta italiano con il tempo di 2h 08’ e 05’’ è stato Yassine Rachid  (Londra), mentre la migliore maratoneta è stata ancora una volta Sara Dossena con il tempo di 2h 24’ 00’’ (Nagoya).

Nelle speciali classifiche per AGE GROUP immancabile, come da molti anni a questa parte, il portacolori della Podistica S. Salvo Massimo Miri, classificatosi al 14° posto (Cat. M 55) con il tempo di 2h55’18” stabilito nella Maratona di Roma.

 

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NEL GIORNO DELLA FESTA DELLA DONNA SI PUO’ SOSTENERE CHE LE MARATONETE BATTONO I MARATONETI ANCHE NEL 2019

E si…è proprio vero che il gentil sesso è sempre più forte in molti ambiti e sia nel 2018 che nel 2019 lo è stato anche nella regina delle gare di atletica, ovvero la maratona, rispetto ai colleghi maschi!

Infatti, anche nel corso dell’ultimo anno, si è registrato un calo generale  (36.725 gli italiani che hanno chiuso almeno una maratona) rispetto all’anno record del 2017 (39.460).

Però il dato particolare è che mentre i maratoneti scendono a 29.8410 del 2019 contro i 31.002 dell’anno precedente, le maratonete crescono costantemente dal 2013 fino ai 6.915 del 2019.

Quindi, non solo mimose alle nostre amiche amanti delle gare da 42.195 metri, ma veramente tanti ma tanti complimenti per la costanza, la disciplina e la passione che mostrano in questa attività.

Nella Podistica S. Salvo sono molte le atlete che si sono cimentate in questi ultimi anni a gareggiare in maratone in giro per il mondo.

Fino a qualche anno fa era la sola Maria Brindisi l’emblema della nostra squadra al femminile, ma nel corso degli anni si sono aggiunte altre ragazze in questa speciale categoria.

Senza farne una classifica, ma cercando solo di non dimenticarne nessuno, un plauso, in questo giorno di festa va a Mafalda Lucci, Nubia Stella, Annalisa Fitti, Antonella Sanese, Sonia Di Tullio, Maria Di Luca, Julia Mariani e Daniela Carissimo, tutte atlete ben motivate ed in grado, nel tempo, di essere ben più performanti dei colleghi maschi.

Non a caso, la Podistica S. Salvo aveva organizzato, proprio oggi, a S. Salvo Marina, la competizione podistica denominata  “La gara in rosa” e sicuramente sarebbe stato l’appuntamento per festeggiare, tutti insieme, le nostre amiche podiste ed, in particolar modo, proprio loro le magnifiche ed instancabili maratonete.

 

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BUONA LA PRIMA PER LA PODISTICA SAN SALVO

Domenica scorsa c’è stato l’esordio della Podistica S. Salvo nel Circuito Corrilabruzzo con la conquista di un brillantissimo podio da parte dei ragazzi del Presidente Colamarino.

Infatti, a Chieti Scalo nella III edizione della Strateaterno, organizzata dai Runners Chieti, la Podistica S. Salvo,  grazie alle sfavillante   prestazioni  dei ragazzi ma soprattutto delle ragazze, ha conquistato il terzo posto nella speciale classifica a squadre.

In contemporanea, alcuni ragazzi sempre della Podistica S. Salvo (Antenucci, Del Casale e Generoso)  partecipavano alla Napoli Half Marathon, una delle poche competizioni podistiche  a carattere nazionale non cancellate dal calendario per via dell’emergenza corona virus.

Nella domenica precedente invece, grande l’impresa della “freccia rosa” della Podistica S. Salvo Rosalba Monachese che, nella Mezza Maratona di Barletta, con lo strepitoso tempo di 1h e 29’ è salita sul gradino più alto del podio della classifica femminile battendo tutte le ragazze presente nella gara pugliese.

A proposito di ragazze, anche Annalisa Fitti si è distinta nella Brunello Cossing di 45 km   classificatasi al 14° posto assoluto nella classica toscana, mentre nella Maratona e Mezza Maratona di Terni buone le prestazioni di Antenucci, Aquilino, Cucoro, Di Giacomo e Pace.

Intanto,  tutto è pronto per la “Gara in rosa” , gara podistica benefica, prevista per domenica 8 Marzo, festa della donna,  a San Salvo Marina, organizzata dalla Podistica S. Salvo, sulla distanza di 10.200 Km, gara podistica inserita nel circuito del Corrilabruzzo, nella quale parte del ricavato sarà donato  all’Associazione Dafne di S. Salvo.

 

 

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L’INFORTUNIO….IL NEMICO INDESIDERATO….MA SI PUO’ USCIRE DA OGNI TUNNEL CON FIDUCIA E GRADUALITA’.

Stanco di passare le domeniche in bicicletta e guardare i miei colleghi podisti allenarsi per i vari “lunghi” (sono prossime le maratone di Bologna, Roma e Milano) ho cercato di leggere qualcosa per superare, almeno psicologicamente, visto che non ci riesco fisicamente, lo stress da infortunio.

Mi sono imbattuto con queste righe scritte dal mio amico Matteo Simone, psicologo dello sport ma soprattutto grande ultra maratoneta e triatleta; insomma una persona che non solo lo studia il mondo dello sport ma lo pratica con caparbietà e resilienza.

Ci siamo conosciuti in occasione della mia prima ultra maratona a Lucera (periodo che iniziavo a preparare la 100 km del Passatore) e ci siamo piacevolmente rivisti proprio in occasione della mia ultima maratona corsa ad inizio dicembre a Latina. Nel mezzo tante belle occasioni per correre insieme e parlare della bellezza e, nello stesso tempo, della durezza di questo sport fatto di tante belle soddisfazioni ma anche di dolori.

Ecco ciò che ha scritto Matteo e che ha cercato di “tirarmi un po’ su’” in quest’altro week end senza corsa.

La passione per uno sport permette di condurre uno stile di vita fatto di fatica e gioie, di relazioni, di mete e obiettivi da costruire. Lo sport fa prendere direzioni per raggiungere traguardi, mete e obiettivi difficili, sfidanti ma non impossibili superando eventuali imprevisti lungo il percorso con fiducia in sé, con impegno, motivazione, passione e determinazione.

Lo sport incrementa consapevolezza, sviluppa autoefficacia consolidando la fiducia in se stessi di riuscire in qualcosa.
È importante valutare momento per momento se quello che si sta facendo è in linea con il proprio desiderio e il proprio bisogno. Bisogna essere resilienti e pronti al cambiamento, rimodulare gli obiettivi in base alle proprie condizioni fisiche attuali.

Si può fare tutto gradualmente e progressivamente con cautela e attenzione, fidandosi e affidandosi, apprendendo dai più esperti e dall’esperienza, iniziando a piccoli passi lenti con minimi obiettivi e poi ognuno prende la sua strada più o meno lunga, più o meno difficile.

Lo sport che fa apprezzare albe e tramonti, mari e laghi, parchi e strade, partenze e arrivi, solitudine e compagnia, se c’è l’uno ci può essere anche l’altro, se c’è negatività ci può essere anche positività, se c’è tristezza c’è anche allegria, l’uno serve all’altro per dare più valore; se c’è tensione ci può essere più relax, in gran parte dipende da noi se accettare o cambiare stato.

Siamo noi che possiamo scegliere la direzione che vogliamo e mobilitare le energie per andare verso un maggior benessere verso mete e obiettivi difficili e sfidanti ma raggiungibili, cercando di trasformare sogni in realtà e se non ci riusciamo sorridiamo e riproviamo in modo diverso apprendendo dall’esperienza e non isolandoci in una zona di troppo confort, scegliamo la vita anche se comporta il mettersi in gioco, il rischiare di sbagliare.

Si può uscire da ogni tunnel con fiducia e gradualità, con piccoli movimenti un passo alla volta, con le risorse residue cavalcando l’onda del cambiamento, continuando ad approfondire la conoscenza del proprio corpo e della propria mente. E’ molto fiducioso Mouhamed Boumalha che ora sta sperimentando uno stop dovuto all’infortunio ma è consapevole dell’importanza dello sport e del vedere altri che fanno sport ricevendo coraggio, ecco come lo spiega:

“Ero atleta dal 1986 fino a 2016 o ho avuto la spina calcaneare al tallone e un’artrosi alle due ginocchia quindi attualmente sono in un tunnel senza luce ma quando vedo dei veterani come me fare la maratona questo mi dà un po’ di coraggio, chi non ha ancora fatto una gara non conoscerà mai la vera forza del suo corpo e della sua mente, correre è un mondo di scoperta, uno studio con tutto un equilibrio psichico e fisico. Viva la corsa, attendo con ansia la mia guarigione per ricominciare a correre più forte.”

Lo sport fa sperimentare benessere e anche performance e soprattutto fa incrementare fiducia in sé, consapevolezza delle proprie possibilità, capacità e limite e soprattutto resilienza per attraversare periodi anche molto difficili trovando sempre strade per uscire da gallerie e tunnel più forti e motivati di prima.

Matteo SIMONE

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GENNAIO: SI RIPRENDE LA PREPARAZIONE PER LE MARATONE PRIMAVERILI

Dopo le maratone autunnali/invernali e la pausa natalizia, si ricomincia ad allenarsi pensando alle maratone importanti che si disputeranno nei mesi primaverili di marzo/aprile. Infatti sono poche le maratone in programma in questo periodo è, quelle poche, sono nella parte calda dell’emisfero.
Ricordo di aver corso in gennaio la Maratona di Miami nel 2009, mentre qualche anno più tardi quella di Orlando, sempre in Florida. Infine, qualche anno fa, nel 2017, mentre l’Abruzzo era ricoperto da una spessa coltre di neve, io partivo (insieme alla mia famiglia) alla volta di Dubai per partecipare all’affascinante maratona negli Emirati Arabi.


La cosa che accomuna tutte e tre queste gare é la partenza al buio, ovvero prima dell’alba, circostanza questa molto suggestiva, in quanto il sorgere del sole coincide con un panorama indimenticabile, tipo quello di South Beach dove il sole fa capolino in mezzo alle palme di Miami Beach oppure, nella maratona di Orlando, quando con la luce del sole ci si poteva fermare a fare le foto con i personaggi Disney che erano posizionati al bordo della strada o all’interno del grandi parchi.


Correre nei paesi caldi quando ci si è allenati al freddo è sempre un problema perché, ad un certo punto della gara, (a Dubai mi è capitato in prossimità della mezza maratona) le gambe diventano pesanti e legnose che non ti permettono di rendere al meglio come la settimana prima in allenamento sul lungomare di San Salvo Marina.
Tant’è che lo striscione di arrivo diventa veramente un miraggio….soprattutto se la temperatura raggiunge più o meno una trentina di gradi.

Altra caratteristica delle maratone corse nei posti caldi a gennaio è sicuramente quella di essere uno dei pochi italiani al nastro di partenza; ad Orlando eravamo solamente in due, mentre a Miami fu particolarmente emozionante incontrare a bordo strada un anziano emigrante che non la smetteva di gridare “Italia”, “Italia”, “Italia” nel mentre passavo dinanzi a lui indossando una canotta tricolore.

 

Anche in Italia, nel primo mese dell’anno, qualche maratona/sei ore si corre ma decisamente non sono gare molto titolate; da segnalare la maratona di Ragusa che si correrà nella cittadina siciliana proprio domenica prossima, giunta alla 13° edizione.

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“BABBI NATALE IN FUGA”: UN SUCCESSO ….GLACIALE…!

La terza edizione della gara podistica non competitiva, svoltasi a Petacciato domenica 29 dicembre, valevole come ultima prova del Circuito Podistico CORRILABRUZZO, nonostante il grande freddo che ha condizionato la manifestazione, è stato un successo. Infatti, sono giunti nel borgo molisano poco meno di 250 atleti tra corridori e camminatori, che hanno colorato con i caratteristici vestiti da Babbo Natale, le vie del centro cittadino, nei tre giri del circuito.


La gara è stata vinta dal molisano Umberto Di Credico (A.S.D. Mistercamp), che ha preceduto il pugliese Felice dell’Aquila (A.S.D. Daunia Running) mentre sul gradino piú basso del podio é salito l’abruzzese Domenico Pracilio (Podistica S. Salvo).

In campo femminile la vittoria non è sfuggita alla super favorita Francesca De Santis (Atl. Casone Noceto) che ha preceduto Rosalba Monachese (Podistica S. Salvo) e Candida Pascale (Runners Termoli), tutti premiati dal Sindaco di Petacciato Roberto Di Pardo.


Alla gara erano presenti, a vario titolo, tanti ospiti invitati dalla Runners Petacciato, quali l’ultra maratoneta pugliese Domenico Martino (che ha corso la gara in camicia e papillon), Pinuccio Caruso, che è stato lo starter della manifestazione, Annalisa Cristoforetti, che ha accompagnato i suoi allievi del nordic walking (l’unica a non soffrire il freddo), il Dott. Lucio Del Forno, già pronto per il bagno a mare dell’imminente Capodanno, Mario Bomba con le sue riprese delle fasi salienti della giornata ed il Mago Tony, che dall’alto dei suoi trampoli ha fatto divertire grandi e piccini.


Un plauso va a tutta la società organizzatrice Runners Petacciato che con Gabriele, Said e tutti gli altri iscritti hanno messo in piedi una organizzazione veramente impeccabile con un ricchissimo ristoro finale che ha trattenuto gli atleti fin oltre le premiazioni.
A tal proposito, la squadra con il più alto numero di arrivati è stata la Podistica S. Salvo che ha preceduto, nella classifica per gruppi extra regionale, I Lupi d’Abruzzo e l’Atletica Rapino; mentre nella classifica per squadre regionali l’Athletic Termoli ha preceduto la Podistica Montenero e l’ASD Larino Run.


Alla fine della mattinata brindisi  finale (anche per la conclusione dell’ultima tappa del CORRILABRUZZO, con riconoscimento per il duo D’Andeo e Bascelli trionfatori del circuito 2019) e scambio di auguri per il nuovo anno.

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IL BUON NATALE DELLA PODISTICA SAN SALVO

Si è svolta domenica scorsa la festa della Podistica S. Salvo per salutare tutti gli atleti della compagine biancoazzurra e per premiare quelli che si sono particolarmente distinti. Ovviamente è stata anche l’occasione per i brindisi di auguri per il Natale e per il nuovo anno 2020 ormai alle porte e celebrare il quarto posto conquistato nel circuito regionale di podismo denominato “Corrilabruzzo“.

 

Accompagnata dalle note della “Piccola underground orchestra” il direttivo della Podistica S. Salvo, capitanata dal Presidente Michele Colamarino, ha premiato, coadiuvato dai rappresentanti delle istituzioni locali presenti all’evento, il Sindaco Tiziana Magnacca e l’assessore allo sport Tonino Marcello, la miglior atleta dell’anno Rosalba Monachese ed il miglior atleta del 2019 Vincenzo Del Villano.

Non è mancata l’occasione di presentare i nuovi iscritti alla società, tra i quali spicca il maratoneta Domenico Pracilio, nonchè gli sponsor che hanno contribuito in maniera fattiva alla realizzazione degli eventi nel corso dell’anno, ovvero Metamer, Medical Center e Cimid.

Infine sono stati premiati i migliori della classifica sociale che in campo femminile sono risultati: Annalisa Fitti, Nubia Stella e Mafalda Lucci; mentre nel settore maschile ha vinto Francesco Di Giacomo, dinanzi ad Antonio Rossano e Nicola Di Risio.

Non è mancato il tradizionale taglio della torta ed i numerosi balli di gruppo con trenino finale che hanno allietato la giornata di festa.

All’indomani, molti atleti si sono dati appuntamento presso la pista di atletica “Pietro Mennea” dove si è svolto l’ultimo allenamento collettivo con brindisi finale prima di ricominciare la serie interminabile di gare che inizierà il prossimo 29 dicembre nella vicina Petacciato con la gara denominata, sempre per rimanere in tema natalizio, “Babbi Natale in fuga“.

 

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I 50 ANNI DI FIONA MAY: CONNUBIO TRA ELEGANZA E ATLETICA

Oggi compie cinquanta anni la campionessa mondiale di salto in lungo e primatista italiana della specialità Fiona May, amica della Podistica San Salvo che è stata testimonial nel maggio del 2013, in occasione della manifestazione “Ragazzi in corsa”, nella quale hanno partecipato centinaia di studenti delle scuole medie della Vallata del Trigno. La competizione, organizzata dalla Podistica San Salvo con la Banca di Credito Cooperativo della Valle del Trigno, si è tenuta alla pista di atletica di via Ripalta (oggi stadio dell’atletica Pietro Mennea).

Il giorno prima, nell’auditorium della BCC, l’atleta aveva incontrato le società sportive cittadine per parlare sempre di sport in un convegno denominato “Passione, impegno e speranza nello sport come nella vita”, insieme ad altre donne impegnate nello sport, il Presidente Regionale Fidal Concetta Balsorio, e nel sociale, il Sindaco di San Salvo Tiziana Magnacca.

Ai più giovani ha rivolto parole di incoraggiamento e di stimolo quali «Lo sport vuol dire sacrificio. Non è necessario diventare campioni, questo non deve essere l’unico obiettivo. Si può gareggiare per divertirsi, per stare con gli altri, per sfidare se stessi», ha detto la May. «Il contatto con i ragazzi, soprattutto con quelli che praticano sport a livelli non dilettantistici, è fondamentale, come pure avere dei modelli da prendere ad esempio. Io ne ho sempre avuti e non solo della mia specialità e mi hanno aiutata nei momenti difficili come in quelli belli perché ho pensato ai risultati che hanno raggiunto», ha aggiunto la campionessa. «Ora sono mamma, ma ho dedicato una vita intera allo sport ed è stata una vita di sacrifici, ho pianto di gioia salendo sul podio come pure di rabbia quando per un soffio la tanto attesa vittoria non è arrivata. Tutto ciò fa parte del gioco e a questo, chi fa sport, deve abituarsi», ha concluso Fiona May.

L’atleta nativa inglese, ma italiana per matrimonio, è salita di recente agli onori delle cronache sportive perché sua figlia Clarissa, poco più che sedicenne, ha battuto il record di salto in lungo Under 20 l’estate scorsa in Svezia eguagliando, in qualche modo, i fasti di sua madre.

Un bel colpo per l’elegantissima Fiona che è riuscita a tramandare a sua figlia (famosa per lo spot pubblicitario di una nota marca di cioccolatini) l’amore per lo sport, ma anche per il rigore e la fatica!

 

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RESILIENZA E AUTOEFFICACIA NEI MARATONETI ED ULTRAMARATONETI: LA PAROLA AL DOTT. MATTEO SIMONE.

Il Dott. Matteo Simone è uno di noi, nel senso che svolge il suo lavoro di psicoterapeuta stando in mezzo a noi maratoneti ed ultramaratoneti. Ho avuto il piacere di conoscerlo nel Dicembre 2015 nel bel mezzo della mia prima ultramaratona a Lucera e da allora le nostre strade si sono incrociate almeno una decina di volte (ricordo con piacere un incontro durante la Maratona di Ravenna a suon di urla per poterci salutare!) e, domenica scorsa, in occasione della Maratona di Latina, sono riuscito finalmente a prendere il suo ultimo “lavoro” editoriale:  MARATONETI E ULTRAMARATONETI:  ASPETTI PSICOLOGICI DI UNA SFIDA.

Di seguito una sua presentazione dell’ultima sua fatica editoriale (Edizioni Psiconline)  nella speranza di poterlo incontrare di nuovo durante una delle tante maratone che correremo insieme.

 

Scopriamo quali sono gli aspetti psicologici che determinano la resilienza e l’autoefficacia nei maratoneti e negli ultrarunner.

La Resilienza e l’Autoefficacia, soprattutto per quanta riguarda maratoneti e ultrarunner, sono concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo. Il termine Resilienza deriva dalla metallurgia; indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, ossia a sollecitazioni e urti, riprendendo la sua forma o posizione iniziale, così come le persone resilienti possono affrontare efficacemente momenti o periodi di stress o disagio.

Così come avviene negli sport di endurance, resistere e andare avanti, lottare con il tempo cronologico e atmosferico, con se stessi, con i conflitti interni; a volte sei combattuto e indeciso, tentato a fermarti, a rinunciare. Gli atleti, a maggior ragione i maratoneti e gli ultrarunner sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisioni, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri, scoprono di possedere capacità insospettate: l’ultracorsa diventa una palestra di vita.

Si impara a valutare che per ogni problema c’è almeno una soluzione; tale soluzione ti porterà al traguardo finale, ti permetterà di superare gli imprevisti e tollerare le sofferenze. La pratica dell’ultramaratona permette di conoscere e scoprire delle risorse interne, che in situazioni ordinarie sono insospettabili. L’adattamento graduale a situazioni di estremo stress psicofisico permettono di esprimere delle caratteristiche che hanno a che fare con la tenacia, la determinazione, la resilienza, che accrescono la forza mentale per andare avanti, per raggiungere un obiettivo prefissato, per superare eventuali crisi lungo il duro percorso.

Ci sono diverse interviste dai principianti agli atleti nazionale e mondiali per rimarcare attraverso loro esperienze aspetti che determinano il benessere e che contribuiscono a raggiungere la performance. Tra gli aspetti della psicologia dello sport si tratta di lavorare su se stessi a partire dal respiro e sensazioni corporee, consapevolezze, aspettative, motivazioni, caratteristiche da sviluppare e potenziare. Determinanti sono le credenze, le visualizzazioni, i pensieri positivi, l’ottimismo.

Ho iniziato a proporre questionari e domande da circa 4 anni cercando di tirare fuori dall’atleta sensazioni, emozioni, aspettative, storie e aneddoti che servono prima di tutto allo stesso atleta per elaborare, fare il punto della situazione e servono ad altri come insegnamenti attraverso esperienze dirette integrato con aspetti e teorie di psicologia dello sport.

Nello sport di Endurance bisogna conoscersi bene attraverso esperienze dirette ed esperienze di altri. Sì tratta di conoscere bene il proprio fisico e la propria mente, capire se abbiamo sabotatori interni da gestire che vorrebbero che noi mollassimo. La chiave è avere ancoraggi di riuscita, di esperienze precedenti proprie o di altri, saper attendere, giocare di anticipo per non esaurire tutte le energie.

Lo sportivo affermato crede prima di tutto nel suo sport e poi nelle vittorie ma non a tutti i costi, se c’è passione e motivazione intrinseca che fa praticare sport anche per il solo piacere non c’è la pressione della vittoria. Anche familiari, amici e fan riconoscono che non si può essere sempre vincenti e continuano a essere accanto all’atleta.

L’infortunio fa parte della vita di maratoneti e ultrarunner ed a volte li destabilizza come se fosse un terremoto o un grave lutto che improvvisamente entra nel corso della preparazione o di una gara. L’atleta è consapevole che dovrà attraversare diverse fasi dall’accettazione allo studio del caso, sa che dovrà avvalersi di consigli e cure di esperti e professionisti da una parte per non aggravare la situazione, dall’altra per cercare di recuperare al più presto gestendo il tempo di attesa rimodulando gli obiettivi e distraendosi con piani B e C. Per esempio praticando possibilmente sport complementari, riprendendo settori della sua vita che ha trascurato, facendo lavori mentali di consapevolezza, fiducia, resilienza, visualizzazioni di esperienze precedenti superate.

Più aumentano le variabili per l’incremento della prestazione e più conta lo psicologo dello sport, più è sfidante lo sport più utile può essere l’intervento dello psicologo dello sport. Perché lo psicologo dello sport non dirà mai non lo puoi fare come dicono alcuni allenatori ma insieme si individuano le caratteristiche e le capacità occorrenti e da sviluppare per poterlo fare, quindi dirà se veramente lo vuoi fare ci lavoriamo insieme per capire come farlo. Quindi il lavoro è sulla consapevolezza su quello che si vuole e può fare, sull’incremento di fiducia basata su esperienze di riuscita e capacità dimostrate di possedere.

Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta

 

 

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